"C’è una realtà spicciola di contatti e di scambi che non arriva mai agli onori della cronaca ma che invece è il terreno sul quale emergerà il vero vaccino, la vera soluzione che potrà contrastare possibili derive preoccupanti". È la riflessione di Paolo Branca, docente di lingua araba all’Università Cattolica di Milano, sulle prospettive del dialogo con l’Islam alla luce dei 6 anni passati dall’11 settembre 2001. "Nelle comunità islamiche e anche nei singoli musulmani dice Branca – c’è stato da una parte chi si è chiuso ancora di più dopo l’11 settembre percependo un’atmosfera ostile e di diffidenza nei suoi confronti e verso la sua religione e cultura. Prevalentemente mi sembra però che ci siano stati anche dei gusci che si sono rotti: molti – anche gruppi organizzati – hanno cominciato a promuovere iniziative come i venerdì aperti durante il mese di Ramadan o le visite alle moschee per cercare di mostrare il proprio volto al di là degli stereotipi. Bisogna allora incoraggiare questi segnali di apertura, soprattutto con i giovani e le donne, con quelli che sono meno ideologizzati, che risentono meno degli umori del mondo di origine, con chi è nato e cresciuto in Italia. Bisogna fare attenzione a non alimentare il senso di esclusione e di emarginazione che creano quel pericoloso terreno sul quale attecchiscono fenomeni di devianza e forme esasperate di antagonismo".