Gli studenti si ritrovano spesso con "paurose lacune", e "c’è bisogno di un test, come quello per l’ammissione in molti atenei, che molto spesso è un test di cultura generale, per mascherare il fatto commenta D’Agostino che, se si facessero test specifici, si favorirebbero in maniera del tutto casuale quegli studenti che hanno avuto non dico professori eccellenti, ma di normale livello didattico, a svantaggio di quelli che hanno incontrato invece insegnanti mediocri". Quanto alla proposta, ventilata da alcuni, di abolire i test, il giurista sottolinea che "abolire il filtro all’ingresso delle facoltà sarebbe irreale: rimarrebbe, infatti, il rischio di enormi sproporzioni tra il numero di studenti iscritti e la capacità ricettiva degli atenei", "intollerabile" soprattutto per le facoltà scientifiche. "Se poi prosegue D’Agostino il filtro d’ingresso debba rimanere il test così come è adesso, o non si debba puntare di più su una maggiore responsabilità delle scuole superiori, è una questione che resta aperta". Ad esempio, conclude D’Agostino, "se gli studenti sapessero che la media degli ultimi tre anni delle superiori entrerà a far parte del criterio di ammissione all’università, si dedicherebbero con più impegno agli studi, non solo nell’ultimo anno".