La globalizzazione ha ormai configurato una "società mondiale multiculturale" il cui destino dipenderà dalla capacità delle culture di "trasformare il loro originario orientamento religioso" e di "fornire risorse cognitive atte a scindere credenze minime e generalmente accettabili e in questo senso laiche da descrizioni spesse ed argomentazioni che dipendono da specifiche religioni o concezioni esistenziali del mondo". Lo ha detto oggi a Roma il filosofo tedesco Jurgen Habermas, secondo il quale la domanda da porsi è dunque se "la società mondiale multiculturale andrà verso una specificazione funzionale delle tradizioni e delle comunità religiose che ne preservi l’influenza pubblica, senza pur tuttavia pregiudicare la legittimazione laica" della politica e del diritto. Se per i credenti, ha osservato il filosofo, "nell’ambito pubblico conteranno solo quelle argomentazioni che non mettono in questione la pretesa di verità della religione e della metafisica in quanto tali", per i seguaci della "ragione laica" la ragione "non è quanto rimane come minimo comune denominatore nel confronto fra visioni del mondo, bensì una autorità a se stante", che "in ciascun caso può contare come una buona o cattiva argomentazione".