La secolarizzazione, nell’attuale contesto mondiale, "è un’opzione irrinunciabile, non una scelta come un’altra". E’ il nucleo centrale della relazione tenuta da Jurgen Habermas in apertura del convegno su "Religione e politica nella società post-secolare", promosso a Roma dalla Sifp (Società italiana di filosofia politica). Il filosofo tedesco, in particolare, ha contestato la tesi secondo cui su scala mondiale la secolarizzazione sarebbe ormai superata, grazie all’emergere di un ruolo pubblico delle religioni che farebbe dell’Europa una presunta "eccezione" costituita da "società secolarizzate nel contesto di una società mondiale in mobilitazione religiosa". Secondo Habermas, invece, i "dati raccolti su scala globale forniscono un sostegno fortemente sorprendentemente robusto ai difensori della tesi della secolarizzazione". "Mentre le società sviluppate ha spiegato il filosofo diventano sempre più secolari, la società mondiale diventa sempre più religiosa", soltanto però a causa dei "più elevati tassi di natalità" e sulla base della "connessione esistente" fra "insicurezza esistenziale e bisogno religioso", tipica dei Paesi poveri. Unico caso apparentemente a parte, gli Stati Uniti, in cui lo "sviluppo della coscienza religiosa" è dovuto al "tasso di immigrazione da società prevalentemente tradizionali caratterizzate da orientamenti religiosi".