STATO VEGETATIVO: MONS. SGRECCIA SU NOTA VATICANA, "MAI INTERROMPERE VOLUTAMENTE LA VITA" (2)

"Ma queste distinzioni – spiega il presidente della Pontificia Accademia per la Vita – si riferiscono agli interventi terapeutici. Oltre ad essi, accanto al letto del malato e per il malato, si deve praticare l’assistenza, cioè il sostegno vitale, il superamento del dolore. Non sono, questi, interventi diretti a guarire il paziente, perché il paziente nel caso dello stato vegetativo permanente non sempre guarisce". Si tratta, invece, di assisterlo con le "cure ordinarie", ovvero quelle "cure alle quali qualsiasi uomo ha diritto: il bambino appena nato, noi che siamo adulti, che lavoriamo e abbiamo bisogno di essere nutriti, e anche il morente, che ha il diritto di ricevere queste cure, che sono un diritto di tutti". "Non sono – conclude mons. Sgreccia – interventi terapeutici, ma sono cure. Anche se non sempre servono a guarire, servono sempre a lenire la sofferenza, e nel momento della morte a soffrire di meno. Per questo, c’è l’obbligo di somministrarle fino alla fine. Purché, certo, il paziente sia in grado di riceverle: se il paziente è in uno stato tale che somministrando acqua o cibo questo non viene più ricevuto ciò non è più da considerare acqua e cibo".” ” ” “