CHIESA E SOCIETÀ: PROLUSIONE MONS. BAGNASCO, NOTA SIR

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Il rischio di "un Paese spaesato": nella prolusione di mons. Bagnasco c’è un’analisi della realtà italiana largamente condivisa. E, nello stesso tempo, c’è una certezza, che tocca le corde più profonde dell’ethos collettivo: "L’Italia merita un amore più grande!". Sano realismo, dunque, e insieme la saldezza, la certezza dell’impegno e del contributo dei cristiani, che nasce dalla concretezza dell’esperienza della vita: "La componente sana della società è ampiamente maggioritaria: nel silenzio dignitoso e in spirito di sacrificio, con ancoraggio alla fede cristiana o per ispirazione a quell’umanesimo non astratto né generico, che nel Vangelo trova radici sempre fresche, essa vive i propri doveri, vive la realtà della famiglia e le varie relazioni, vive la sfida irripetibile della propria esistenza terrena con serietà, onestà e dedizione". Qui forse c’è il cuore del ragionamento del presidente della Cei e, nello steso tempo, il nesso profondo con il magistero del Papa. Cosa proclama Benedetto XVI? In buona sostanza invita, in particolare, proprio noi, l’Occidente, ad allargare i nostri spazi (di razionalità) per fare posto alla fede, cosicché ragione e fede, unite in modo nuovo, superino l’orizzonte chiuso del relativismo, cioè di una certa linea culturale, ma anche politica, esistenziale, etica, che ha finito col provocare un senso generale di stallo. Aveva detto a conclusione del suo recente viaggio in Austria, Benedetto XVI che la "rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità", che deriva dalla chiusura di cui si è detto, "è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa". Infatti, se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male.
Non è un discorso puramente filosofico e teologico. È cultura viva.
Questo non significa indire crociate integralistiche, ma con pazienza e determinazione applicarsi perché si aprano gli orizzonti limitati, perché, nella libertà, la religione, la fede, possano dare il loro contributo a molteplici livelli.
Aprendo il Consiglio permanente della Cei, mons. Bagnasco ha applicato questo metodo alle tante emergenze dell’Italia di oggi, a partire dall’"emergenza educativa", fino ai pressanti problemi dei giovani, delle famiglie, del Mezzogiorno, della formazione professionale.
Questo vale anche per la politica, oggi appunto più che mai in crisi. Non è cambiando l’ordine degli addendi che cambia il risultato, come si è ben visto già diverse volte, né invocando un generico nuovo. Bisogna ampliare gli orizzonti. Non è facile, perché non basta strillare. Così per la politica italiana quel nuovo che tutti cercano, ha il sapere antico e sempre vivo del bene comune, dei valori non negoziabili, della responsabilità e della coerenza delle persone, lontano dalle ribalte strillate, fedeli alla vita vissuta.