LAVORO: ACLI, "PERCORSI DI PROTEZIONE PER QUEGLI IMMIGRATI CHE DENUNCINO UN INFORTUNIO"

Gli immigrati subiscono infortuni sul lavoro in misura maggiore rispetto agli altri lavoratori, e spesso non li possono neppure denunciare, "pena la perdita del posto di lavoro, se non la stessa permanenza in Italia". È quanto emerso stamattina a Roma nel corso di un seminario organizzato dalle Acli e dedicato alla sicurezza e alla salute degli immigrati. 62.149 gli infortuni di extracomunitari e neocomunitari (bulgari e romeni) denunciati all’Inail nel primo semestre del 2007, di cui 72 con esito mortale. Secondo il Patronato Acli, a fronte di una presenza di extracomunitari sul mercato del lavoro del 6%, i sinistri che li vedono coinvolti sono il 12% del totale. "Quello svolto dagli immigrati – ha dichiarato il presidente delle Acli, Andrea Olivero – è spesso un lavoro non-sicuro per eccellenza. Non solo per le condizioni precarie o del tutto irregolari in cui si svolge, ma anche per le conseguenze che questo significa sul piano della prevenzione degli infortuni e delle garanzie". "Non è tollerabile – ha aggiunto – rischiare allo stesso tempo la salute, o la vita, il posto di lavoro, il permesso di soggiorno e quindi la permanenza in Italia". Per questo motivo le Acli chiedono "percorsi di protezione per quegli immigrati che denuncino un infortunio sul lavoro, perché non perdano i diritti faticosamente acquisiti".