"Il denaro non è ‘disonesto’ in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di ‘conversione’ dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso, il quale, scrive san Paolo, ‘da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà’". Lo ha detto, ieri mattina, Benedetto XVI, prima di introdurre l’Angelus da Castel Gandolfo. "Sembra un paradosso ha aggiunto il Papa -: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua povertà, cioè con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi". Il Santo Padre ha ricordato di aver visitato, sempre ieri mattina, la diocesi di Velletri della quale è stato cardinale titolare per diversi anni. "È stato un incontro familiare, che mi ha permesso di rivivere momenti del passato ricchi di esperienze spirituali e pastorali", ha affermato. Riprendendo il passo del vangelo di Luca "sul retto uso dei beni terreni", il Papa ha evidenziato: "Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri". (segue)