"Sono angosciata dall’emergere sempre più vasto di posizioni apertamente razziste e xenofobe". Lo ha detto questa mattina Cristina Simonelli, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, aprendo la seconda giornata del convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani della Fondazione Migrantes, in corso a Montesilvano. Per Simonelli, che vive in un campo sosta a Verona, sono "senza senso le scuse" del tipo "sono solo parole" perché "accanto alle parole, e forse anche in dipendenza da esse, si sono aggiunti fatti di inaudita gravità, contro i rom, bersaglio facile e visibile, e non solo da oggi". "La questione non riguarda solo immigrati e rom ha affermato ancora Simonelli – ma certo incrocia in maniera particolare questi ambienti e dunque interessa certo questa pastorale ‘migratoria’". La relatrice ha citato il convegno ecclesiale della Chiesa italiana di Verona e la recente Assemblea ecumenica europea di Sibiu che "convocano alla speranza che non delude". Simonelli ha quindi citato la quinta raccomandazione di Sibiu nella quale si invitano le chiese a riconoscere che gli immigrati cristiani "non sono semplici destinatari di cura religiosa" ma che possono svolgere "un ruolo completo e attivo nella vita della Chiesa e della società" invitando le chiese a promuovere "i diritti delle minoranze etniche in Europa, in particolare del popolo rom".