"In ogni caso afferma Carlo Casini sempre a proposito della sentenza di Cagliari – la tecnica implica la premeditata e programmata eliminazione degli embrioni ritenuti portatori di anomalie ed anche di un certo numero di embrioni del tutto sani. Insomma siamo all’eugenetica. E’ inutile girare intorno alle parole. La diagnosi preimpianto attua una discriminazione tra esseri umani e si fonda sul presupposto che l’essere umana o all’inizio della sua esistenza sia una cosa. Queste sono le ragioni costituzionalmente fondate per cui la diagnosi prenatale non è consentita dalla legge che l’Italia si è data e che ha confermato con una inequivocabile volontà popolare". Infine, afferma il presidente del Mpv, "un ulteriore elemento di inaccettabilità della sentenza di Cagliari è che sulla questione la Corte Costituzionale è già intervenuta. Non sappiamo quali saranno gli sviluppi della vicenda ma sono certo che se l’embrione non sarà ucciso dalle manipolazioni e se dovesse essere rifiutato dalla madre troverà in Italia una coppia e soprattutto una donna disposto ad accoglierlo nel suo seno, a farlo vivere ed a curarlo anche ove la sua malattia si manifestasse".