MYANMAR: PADRE GHEDDO (PIME), “L’EUROPA RESTA ANCORA SILENTE” (2)

Padre Gheddo si augura che "queste dimostrazioni di piazza possano sfociare in un governo più democratico. Il popolo del Myanmar è oppresso da 45 da un regime militare", che "porta avanti il progetto di un sistema socialista di stile buddista. Ma in verità la Costituzione nazionale è simile a quella dell’Unione sovietica: c’è l’ateismo di stato, la negazione della proprietà privata, l’onnipresenza invadente del governo". Un ruolo centrale per gli sviluppi della situazione attuale secondo Gheddo, è rivestito dalla Cina: "Pechino guarda con preoccupazione a quello che succede in Myanmar. Negli ultimi 10 anni Yangoon ha aperto le porte di alcune regioni settentrionali ai cinesi, che qui hanno costruito scuole, strade e infrastrutture. Per questo la Cina – che confina a sud con l’ex Birmania – teme che la democrazia possa affermarsi nel Paese vicino e influenzare anche il proprio contesto politico". Va crescendo, inoltre, "la paura di un bagno di sangue – afferma padre Gheddo -. La protesta si sta estendendo anche in altre città e in piccoli villaggi, basta che qualcuno spari e ci si avvia ad una vera e propria tragedia". "I governi occidentali dovrebbero far sentire la loro voce rispetto alla situazione del Myanmar, ma noto che l’Europa resta ancora silente" conclude.