"Le inchieste giudiziarie hanno regole ‘di giustizia’ che il circo mediatico delle cronache in caccia di scandali ignora o finge di ignorare", e se "il diritto di cronaca ha un presidio civile di rango costituzionale", come "ogni diritto che si confronta col dovere e si esercita nella giustizia e non nell’anarchia, esso si iscrive dentro precise regole". Non usa mezzi termini il magistrato Giuseppe Anzani che, nel numero in uscita di "Toscana Oggi", interviene sulle inchieste giudiziarie che a Firenze e a Siena hanno coinvolto uomini di Chiesa, sottolineando il "marcio" che, "a quintali", "é stato rovesciato" dai cronisti sulle vicende; un "fango mediatico che intorbida le inchieste" e sul quale ora la giustizia è chiamata ad indagare. Per Anzani "il rapporto tra l’attività di giustizia e l’attività di cronaca sulla giustizia, è un inveterato e irrisolto problema scabroso. Le regole di giustizia dicono che per ogni ‘notizia criminis’ vi è il dovere di indagare, per accertare la verità non meno che per smascherare le falsità; e chi vi si trova coinvolto per voci, sospetti o denunce, ha garanzia di potersi difendere fin dalle prime battute, con il giusto riserbo della fase istruttoria, e fino all’ultimo pubblicamente". (segue)