MYANMAR: MONS. BRESSAN, "NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO" (2)

La protesta di queste ultime settimane nasce all’indomani delle inondazioni che hanno colpito il Paese e che hanno trovato il governo assente; anzi, la popolazione si è vista aumentare vertiginosamente il prezzo del gas. Anche nel 1988 i disagi economici diedero voce alla piazza: i militari la stroncarono nel sangue. Un paio d’anni dopo concessero le elezioni, convinti di poterle manipolare: furono costretti ad annullarle con una nuova ondata di repressione a fronte della vittoria schiacciante ottenuta dalla Lega nazionale per la democrazia (conquistò 392 dei 485 seggi del Parlamento). "È significativo – osserva mons. Bressan – che il movimento sia guidato proprio dai monaci, solitamente estranei alla dialettica politica. In Birmania ogni maschio passa un certo periodo della vita in monastero; molti vi restano per sempre. Sono considerati sacri, intoccabili; vivono solo della carità che ricevono dalla povera gente. Se oggi solidarizzano con il popolo è perché le condizioni economiche hanno raggiunto un livello disastroso. La loro manifestazione ha spiazzato l’esercito, mentre raccoglie la simpatia di tutto il mondo degli studenti universitari. Per la Birmania si apre un nuovo capitolo, per scrivere il quale deve sentire di poter contare anche sul nostro appoggio".