Anche se, dal Concilio di Trento ad oggi, "abbiamo oggi in Italia il momento più ampio di i contro tra popolo e bibbia", quella del "contatto diretto" con le Scritture è ancora "un’esperienza di una netta minoranza numerica", che coinvolge "meno del 10% della popolazione". Lo ha detto don Cesare Bissoli, coordinatore del settore Apostolato biblico Nazionale della Cei, durante la seconda assemblea dei pastoralisti italiani, in corso a Roma (fino a domani)sul tema: "Nella Parola il compimento dell’ascolto". "Tra la nostra gente, anche credente ha proseguito il relatore grava sulla bibbia una notevole ignoranza e confusione", ma accanto a questo "deficit biblico generalizzato" non mancano "segnali di possibili sviluppi", come "il riconoscimento della Bibbia come rilevante documento culturale, la richiesta ufficiale per un suo rientro nella scuola pubblica, una certa comunicazione e attenzione mediatica"; senza contare "l’approssimarsi dell’inevitabile confronto tra le grandi religioni con i loro Libri Sacri". Oggi, inoltre, la bibbia è per i credenti l’occasione di "andare alla sorgente" della propria fede ed "un fattore di partecipazione"; perché "si può finalmente prendere la parola sulla Parola".