Per il vescovo, ogni uomo e ogni donna "possono essere curati, rieducati, riabilitati e, anche se colpevoli, restano sempre soggetti primari della società umana". Mons. Bertolone, dopo aver parlato della sua esperienza di cappellano nel penitenziario per minori di Palermo, ha augurato a tutti "di non perdere la fiducia in un avvenire migliore per ognuno, per le vostre famiglie". "La cosa che posso lasciarvi ha aggiunto non sono le chiavi delle vostre celle, ma l’assicurazione che Cristo è fra voi. Ricordate, anzi, ch’egli si è identificato con i prigionieri, i carcerati, perché ha detto a tutti coloro che lo ascoltavano in tutte le epoche: se avete visitato un prigioniero, avete visitato me. Così egli si è identificato con ciascuno di voi". "Tornerò presto tra voi ha concluso – perché mi sento vostro compagno di viaggio: la storia di ieri è alle spalle. Insieme possiamo riprendere un nuovo cammino, abbandonando i pesi del passato, avendo gli occhi fissi sul Signore Gesù. Il Vangelo, che siamo chiamati a scrivere ogni giorno con la nostra vita per la nostra terra, illuminerà la strada della speranza e guiderà i nostri passi. Ripartiamo da qui per essere quel che il Signore vuole: operai. Operai del Vangelo, operai dell’amore, operai di pace e di concordia".