"Se una prostituta si chiede ad esempio Di Nicola – avesse gli stessi diritti di un lavoratore onesto, chi porterebbe impedire ad una segretaria che guadagna mille euro al mese di cambiare vita e vendere il proprio corpo, grazie ad un ‘mestiere’ molto più redditizio, o al marito di vendere il corpo della propria moglie?". Quanto al presunto intento di difendere, con proposte come questa, la "dignità" della donna, Di Nicola commenta: "Tutelare la dignità della donna è sacrosanto, ma cruciale è il modo di tutelare tale dignità. Il corpo umano non si vende: se abbassiamo la guardia sulla dignità della corporeità, automaticamente la abbassiamo sulla tutela della donna". "Se passa l’idea del corpo in vendita fa notare la sociologa allora diventa lecito anche che una madre venda il proprio figlio per esportarne poi gli organi, o pratiche come quella dell’utero in affitto". Sì, dunque, alla "solidarietà" con le donne vittime del mercato della prostituzione, per combattere la quale "occorre agire sul versante della prevenzione e del recupero, oltre che sul piano della cultura, della formazione, dell’assistenza".