Ancora, l’associazione di don Benzi chiede che “l’obiezione di coscienza, ora possibile per le pratiche abortive, venga riconosciuta anche per le spese abortive, in termini di obiezione fiscale”. Nello specifico, si tratterebbe di “estendere a tutti i cittadini” la possibilità “di esprimere nella denuncia dei redditi un’opzione fiscale se finanziare le pratiche abortive o l’aiuto alla maternità”. L’opinione pubblica, inoltre, “va resa sensibile a questi temi già a partire dai termini: il Ministero della salute – ammonisce don Benzi – andrebbe chiamato Ministero della salute e della morte”. “Nel loro intimo, tutte le donne che incontriamo vorrebbero continuare la gravidanza. Però la donna e il bambino devono essere protetti dalla società , per poter portare avanti la gravidanza in serenità”. Da qui l’ultima proposta: introdurre “sanzioni verso chi induce all’aborto, invitando o, peggio, facendo pressioni sulla donna per farle interrompere la gravidanza”. Dal partner ai genitori, dal datore di lavoro che minaccia il licenziamento agli operatori sanitari, perche’ “già la 194 non mette sullo stesso piano aborto e prosecuzione della gravidanza”. In particolare, l’associazione chiede “la riforma dei consultori, affinche’ non siano timbrifici, ma divengano centri di promozione e aiuto alla donna”.