"Grande sconcerto" per l’arresto e il processo cui sono sottoposti 7 pescatori tunisini che l’8 agosto "hanno salvato la vita di 44 richiedenti asilo e migranti a 40 miglia di distanza da Lampedusa". E’ quanto esprime il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) in un comunicato diffuso ieri sera: "dalle testimonianze dei naufraghi, nonché dei funzionari della guardia costiera ascoltati dal tribunale, sta emergendo sempre con maggiore chiarezza che si è trattato proprio di un atto di soccorso e salvataggio senza il quale le persone che viaggiavano sul gommone in avaria avrebbero rischiato gravemente le loro vite". Secondo il Cir il fatto che la stessa Procura di Agrigento al termine dell’udienza del 1 settembre ha "modificato il capo di imputazione, eliminando l’aggravante costituita dallo scopo di lucro, equivale di fatto al ritiro dell’impianto accusatorio che ha dato luogo al processo". "Appare incredibile che il tribunale abbia, nonostante tutto, respinto la richiesta di scarcerazione dei pescatori, peraltro tutti incensurati", afferma il presidente del Cir Savino Pezzotta: "il danno è comunque già fatto: il segnale dato a tutti i pescatori e comandanti di navi commerciali del Mediterraneo è che il salvataggio di persone a rischio di naufragio può comportare carcere, sequestro dei natanti, condanne penali". (segue)