Il lavoro dei cappellani carcerari "sta a cuore alla Chiesa italiana perché rappresenta un banco di prova della nostra capacità di evangelizzare e della nostra missione". Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza-Bobbio e vicepresidente della Cei, portando il saluto della Chiesa Italiana al XII° Congresso Internazionale della Commissione Internazionale per la Pastorale Cattolica nelle prigioni (Iccppc) in corso a Roma (fino al 12 settembre) sul tema "Scopri in ogni detenuto il volto di Cristo". Per mons. Monari la pastorale carceraria è "una cartina di tornasole che ci permette di verificare la nostra capacità di annuncio e ci dice che essa è integra e non diminuisce". I detenuti ha aggiunto il vicepresidente della Cei "hanno bisogno del Vangelo come tutti e forse più degli altri. Per questo il vostro lavoro aiuta tutta la Chiesa. Ai carcerati, come a tutti, dobbiamo proporre la santità. Non possiamo ha affermato il presule dare loro di meno. Verso i detenuti siamo debitori dell’annuncio integrale del Vangelo". Il lavoro in carcere ha concluso mons. Monari è la testimonianza che non ci sono persone perse. Il tempo trascorso in carcere per i detenuti non è tempo perso ma può essere autenticamente esperienza di vita, di un cammino di conversione".