Al 40° incontro di studi delle Acli, aperto oggi pomeriggio ad Orvieto sul tema dei "luoghi dell’abitare", il presidente nazionale Olivero ha poi aggiunto: "la sicurezza, che lo Stato deve garantire, non è solo quella fisica del cittadino indifeso, ma anche quella sociale ad esempio di chi è minore o diversamente abile ed è sfruttato, di chi è straniero e viene assoggettato alla pratica del caporalato, di chi è stato ridotto in schiavitù e messo a ‘lavorare’ sul marciapiede". Rifacendosi al caso specifico dei lavavetri, ha aggiunto che "la domanda da porsi è: quale misura concreta e specifica di inclusione sociale è stata prevista dall’amministrazione a fronte dell’intervento legittimo di tipo repressivo? È infatti la risposta a questo interrogativo a segnare il discrimine fra demagogia e rispetto della legalità. Solo allora diventa chiaro che non si cacciano i lavavetri per lavare le coscienze dei benpensanti, ma si scardina un sistema di sfruttamento, si colpiscono i gestori del racket, si offrono differenti opportunità di integrazione alle persone. Rispetto delle persone e rispetto del territorio: questa è la frontiera".