"Il fatto che il premier israeliano Olmert, anche per le pressioni di Usa, abbia superato il rifiuto a confrontarsi sui temi più spinosi legati al Final status, come la questione dei confini, dei rifugiati e di Gerusalemme, costituisce indubbiamente una svolta di grande interesse". Ad affermarlo è Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente. "Malgrado la loro comune fragilità scrive Cingoli sul sito del Cipmo (cipmo.org) – Olmert e Abu Mazen paiono aver superato molte remore, e stanno tentando di giungere ad un comune documento di principi, da presentare al summit sul Medio Oriente annunciato da Bush per metà novembre, in modo da evitare che esso si riduca ad una parata celebrativa". Il raggiungimento di un accordo su un "Documento di principi" è ritenuto "particolarmente importante" da Washington, anche perché esso "faciliterebbe e renderebbe possibile la partecipazione dell’Arabia Saudita, rafforzando così le posizioni di Abu Mazen e del premier Fayyad". Resta per Cingoli, "la questione del mancato invito alla Siria, consono alla visione che Bush ha dell’Asse del male" e che "costituisce certamente un problema di primo piano, anche alla luce dei positivi negoziati informali svoltisi nell’anno passato tra rappresentanti dei due paesi".