La Chiesa "non può non farsi carico di un progetto pastorale di pellegrinaggio". Lo ha dichiarato questa mattina mons. Antonio Buoncristiani, arcivescovo di Siena, aprendo una giornata di riflessione e studio su "La Via Francigena: strada d’Europa e delle sue radici cristiane. Una risorsa spirituale, pastorale e culturale", in corso nel capoluogo toscano. "Oltre agli aspetti naturalistici e turistici ha sottolineato occorre salvare la specificità spirituale, ma anche culturale e storica, del percorso". Mons. Buoncristiani si è detto convinto che il pellegrinaggio non è solo "accoglienza" dei viandanti e degli stranieri, ma anche occasione, per le comunità che vivono lungo il percorso della Francigena, per "recuperare la memoria del passato" e "conoscere e apprezzare le nostre radici". Mons. Carlo Mazza, ora vescovo di Fidenza e fino allo scorso anno direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, ha invece ricordato come la Via Francigena non fosse "solo un percorso di fede, ma una grande arteria di comunicazione dell’Europa". "Il nostro compito come Chiesa italiana ha aggiunto mons. Mazza è quello di riscoprire la storia cristiana della Via, ripristinarne l’identità e specificità, recuperarla nella sua integrità, ripensare la Francigena per l’oggi e ripercorrerla concretamente". ” “