Nello stesso tempo dare speranza ai giovani che hanno la "valigia in mano" per emigrare o "al più sono col cappello a pietire un posto pubblico dopo anni di precariato e di lavoro nero e col rischio di affiliarsi alle famiglie mafiose"; alle famiglie che "non riescono a mantenere legami solidi e si sfaldano oltre alla fatica di arrivare economicamente a fine mese" e alla scuola che "fatica enormemente ad educare e a formare cittadini capaci di entrare positivamente nel mondo del lavoro". Mons. Renzo ha espresso la sua "profonda amarezza per aver constatato, in questi primi mesi di ministero in diocesi, il poco amore verso i beni culturali e ambientali del territorio tra i più belli della Calabria che ben utilizzati darebbero notevole sfogo alla perenne crisi occupazionale". A tal riguardo si è impegnato a "favorire la formazione di cooperative di giovani oltre che a stimolare tutti a fare un salto culturale con una incisiva educazione della coscienza verso il buono e il bello". Annunciando per il 25 gennaio la prima assemblea diocesana il presule ha affermato che "se la sfida che ci proviene dal degrado sociale è molto pesante, ancor di più sicuramente si può sprigionare l’entusiasmo e l’amore per il riscatto di questo angolo di Calabria così ricco di risorse.