Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Partono i bastimenti, partono i treni, lavorano camion e ruspe: la spazzatura di Napoli e di altre città campane comincia a defluire, lentamente e con difficoltà: verso Sardegna e Sicilia, verso altre regioni continentali di buona volontà, ma soprattutto verso la Germania e la Svizzera, a caro prezzo. Sono stati necessari gli ennesimi provvedimenti eccezionali, per rispondere ad una "emergenza" che evidentemente non è tale, è un problema strutturale, una delle pagine più tristi della nostra recente storia patria. In Italia e all’estero si sono sbizzarriti nel facile gioco di ironie e di doppi sensi, a proposito di una vicenda che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Al di là del folklore e del dibattito politico, non si può fare finta di nulla e aspettare che il tempo faccia il suo lavoro. Perché in questo modo la cosiddetta "emergenza" si ripresenterà puntuale tra breve. Non è accaduto lo stesso poco prima di Natale su un capitolo certamente assai diverso, ma non meno rilevante agli occhi dell’opinione pubblica, in occasione dello sciopero dell’autotrasporto? Si sono ripetute scene già note, i blocchi stradali, e la soluzione è stata la solita: uno stanziamento straordinario, questa volta con denari tolti al capitolo della ricerca e dell’università, per tamponare le rivendicazioni, in attesa delle prossime. E qui c’è il primo di due temi strategici, che emergono dal cumulo di rifiuti e dei miasmi conseguenti. Da decenni sembra che l’orizzonte delle politiche pubbliche si sia ristretto, non superi il breve periodo e dunque manchi la capacità, la volontà, la forza di guardare avanti, di compiere scelte impegnative e strategiche. Ma siamo poi sicuri che ai leader eletti a suffragio diretto, alle amministrazioni pubbliche, fruttino di più, in termini di voti, di consenso, le elargizioni immediate, la rincorsa degli interessi a breve delle categorie o i circenses, cioè le manifestazioni dell’effimero, della comunicazione, piuttosto che i grandi disegni o gli ambiziosi traguardi collettivi? L’incalzare delle sfide, sul fronte dell’energia e dell’evoluzione del sistema economico mondiale, ricorda però che proprio questo è il tempo per un rinnovato investimento: proprio su queste delicate frontiere oggi si può giocare una nuova stagione della politica e dell’amministrazione. Ad almeno una condizione. Che si abbia coraggio. Responsabilità è la parola chiave: chi sbaglia paghi e il primo che sbaglia è proprio chi non fa nulla, chi, pure investito di una carica o di un compito, si limita a gustarne la rendita di posizione, scaricando i problemi sugli altri o peggio sui successori o sulle generazioni future, come si è fatto con il debito pubblico. Gli italiani sono fatti così: protestano, si indignano, ma il rischio è, a breve, l’assuefazione e dunque la rassegnazione: è un lusso che oggi non possiamo più permetterci.