Sul ruolo del Papa come "voce della ragione etica dell’umanità" il Papa torna nella parte finale del suo discorso, quando ammonisce: "Se la ragione sollecita della sua presunta purezza diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e preoccupata della sua laicità si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma". Di qui il ritorno alla domanda di partenza: "Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università?". "Sicuramente risponde il Papa – non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. E’ suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro". (segue)