BENEDETTO XVI: DISCORSO ALLA SAPIENZA, "IL PAPA VOCE DELLA RAGIONE ETICA DELL’UMANITÀ" (3)

Sul ruolo del Papa come "voce della ragione etica dell’umanità" il Papa torna nella parte finale del suo discorso, quando ammonisce: "Se la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma". Di qui il ritorno alla domanda di partenza: "Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università?". "Sicuramente – risponde il Papa – non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. E’ suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro". (segue)