KENYA: SARTOR (CARITAS ITALIANA), "CI SONO PROBLEMI ETNICI MA NON E’ COME IL RWANDA"

"Sicuramente un problema etnico in Kenya c’è, è il fatto che venga aizzato non è certo positivo. Ma è poco corretto paragonarlo al Rwanda". E’ il parere espresso al SIR da Giovanni Sartor, direttore dell’ufficio Africa di Caritas italiana (per molti anni operatore a Nairobi nella baraccopoli di Kangemi), a proposito degli scontri in Kenya e dei paventati rischi di un genocidio etnico come accaduto negli anni ’90 in Rwanda. "Dalle notizie che ci arrivano c’è un grosso caos soprattutto nel nord del Paese e conflitti negli slums – dice Sartor -. E’ evidente che c’è un discorso etnico ma non credo sia come in Rwanda. I due leader di maggioranza e opposizione, Kibaki e Odinga, hanno usato l’etnia come strumento di sostegno. E’ chiaro che, nel momento in cui c’è disaccordo, torna la motivazione dell’etnia come uno degli strumenti per aizzare le persone. Ma in Kenya non abbiamo due sole etnie né le violenze sono solamente a sfondo etnico". In alcuni casi, spiega, "sono conflitti tra manifestanti luo (sostenitori di Odinga) che fanno atti di vandalismo. E quando interviene la polizia, come succede in molti Paesi africani, le risposte sono forti a seconda delle necessità". Nello slum di Kangemi, racconta Sartor, "c’è stato qualche scontro, ma molto meno rispetto alle baraccopoli di Kibera e Korogocho, dove nei primi giorni ci sono state violenze tra luo e kikuyo".