BENEDETTO XVI ALL’ANGELUS: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Una piazza San Pietro affollata e festosa si è stretta intorno al Papa dopo la mancata visita e l’elevato discorso, comunque inviato, all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza: un intervento unanimemente giudicato di grande spessore.
Questo incontro di gioia, convocato dal card. Camillo Ruini, ha detto con serenità alcune cose per il futuro. La prima è che i cattolici sono sereni, presenti e determinati, con il loro "amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni".
L’incoraggiamento che un Benedetto XVI disteso e sorridente ha lanciato, quasi abbracciando l’immensa piazza, "ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene", è una bussola preziosa, un orientamento sicuro, per l’oggi e soprattutto per il futuro. Papa Benedetto XVI non si è voluto imporre alla Sapienza. Rileggiamo l’ultima parte del suo discorso, la denuncia del pericolo che "l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità". Nel suo magistero, in serrato e rispettoso dialogo con la modernità e la cultura contemporanea pungola con costanza ad andare oltre, ad allargare gli orizzonti.
Nessun obiettivo politico, nessuna contrapposizione: piuttosto, come ha commentato il cardinal Bagnasco, "fiducia nel buon senso comune, fiducia nella forza della ragione aperta alla verità, fiducia nella tradizione culturale del nostro Paese, che ha sempre considerato il dialogo tra fede e ragione la sorgente viva e vitale di progresso e di civiltà".
Con questo atteggiamento sereno e argomentato la folla di piazza San Pietro, domenica 20 gennaio, tra l’altro ha provveduto, in una splendida giornata di sole, a falsificare il preteso assioma laicista, rimbalzato in modo anacronistico – ma fortunatamente assai minoritario – in queste settimane, che cioè i cattolici – e in concreto lo stesso Pontefice – non avessero titolo a intervenire nell’arena e negli spazi pubblici. Ha invece ribadito quello che emerge con evidenza sulla scena mondiale, che cioè le religioni – e il cristianesimo in modo del tutto particolare – possano essere una risorsa per lo sviluppo di civiltà.
Se un insegnamento si può trarre dalla vicenda della Sapienza è l’invito, l’augurio, l’auspicio che certe élites si riappacifichino con l’identità cristiana, sicure che da parte cristiana non ci sono pretese egemoniche, spazi da occupare, posizioni da imporre. A guadagnarne sarebbe proprio l’Italia, la sua via propria alla laicità, che passa proprio per sfruttare al meglio la risorsa data dal cristianesimo diffuso e dalla stessa figura del Papa.