"Quando in una legge troviamo punti, anche molto limpidi, che però non trovano applicazione pratica, allora vuol dire che in quella legge c’è qualcosa che non va". Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, commenta in questi termini al Sir l’appello rivolto ieri dal card. Bagnasco "almeno" all’"aggiornamento di qualche punto" della legge 194. "Una buona legge spiega infatti il giurista è una legge che trova puntuale applicazione nella realtà, o che contiene almeno un tasso tollerato di non applicazione. Se invece una legge non viene sistematicamente applicata, chiede di essere ritoccata, a prescindere se sia o meno una buona legge, ma proprio in quanto non applicabile". Per quanto riguarda la 194, secondo D’Agostino "è soprattutto la parte a tutela della vita e della donna che è Troppo debole, e che richiederebbe indicazioni di tipo operativo a tutela della maternità, non un sostegno generico ad essa". Quanto ai progressi della scienza e della medicina, che come ha ricordato Bagnasco consentono "qualche possibilità di sopravvivenza" già oltre le 22 settimane di gestazione, D’Agostino osserva: "Oggi siamo consapevoli che non c’è una vera differenza tra aborto tardivo e parto prematuro. Siccome attraverso un parto prematuro nasce un essere umano a pieno titolo, è indispensabile tornare sul tema dell’aborto tardivo, per evitare dilemmi etici ai medici".