"Cogliendo nel segno prosegue Deriu – il Papa evidenzia la perversa commistione tra la fiction e la realtà nelle rappresentazioni mediatiche". Non è certamente saggio e tantomeno utile lasciare i media "in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze". E, riflette il docente, "sono in molti a farlo, soprattutto laddove gli eventi che ci vengono raccontati sono alimentati dagli stessi media, se non addirittura creati ad arte". L’appello di Benedetto XVI per la creazione di una vera e propria "info-etica" evidenzia, allora, "un paradosso che caratterizza l’offerta informativa, per lo meno quella specifica del panorama mediatico italiano: le carte deontologiche e i codici di autoregolamentazione non mancano, ma in troppi casi si riducono a dichiarazioni di principio e le norme che dovrebbero essere vincolanti rimangono lettera morta". Eppure, "una comunicazione vera e autentica attraverso i media è possibile, a condizione di riconoscere l’esistenza di alcuni valori comuni che definiscono la cornice di validità dell’agire comunicativo. È necessaria una piena assunzione di responsabilità, intesa come obbligo di fornire una risposta a motivazione del proprio operato". Ma "risponderne a chi?". Innanzitutto, osserva Deriu, "agli imperativi etici della coscienza. In seconda istanza, alle attese delle persone che fruiscono dei mezzi di comunicazione".