MESSAGGIO COMUNICAZIONI SOCIALI: MONS. TIGHE, CI SONO ANCHE "GIORNALISTI PERSEGUITATI"

"Molti giornalisti in tutto il mondo hanno sofferto la persecuzione, ,la prigionia e persino la morte per il loro impegno alla verità e per il rifiuto di rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia e alla corruzione". Lo ha detto mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, presentando oggi ai giornalisti il Messaggio del Papa per la 42ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. "La tecnologia delle comunicazioni – ha proseguito – può essere impiegata per manipolare l’opinione pubblica, per distorcere la verità, per promuovere la violenza e per svilire la dignità della persona": di qui la necessità di evitare "l’imperativo tecnologico", come Benedetto XVI esorta a fare proponendo la creazione di un’"info-etica". "Coloro che nei media fanno uso delle nuove tecnologie – ha ammonito il segretario del dicastero pontificio – sono messi davanti ad una scelta: assicurare che le nuove tecnologie siano collocate al servizio degli individui e delle comunità nella loro ricerca di verità", od impiegarle "per promuovere i propri interessi o gli interessi di coloro che rappresentano, in modo tale da manipolare gli individui e le comunità". Di qui la necessità di "sostenere i più alti standard professionali", minacciati da "fattori come la concorrenza degli ascolti, le pressioni commerciali e i pregiudizi ideologici".