La speranza è la "chiave per parlare agli uomini di oggi, come agli uomini di ogni tempo", ha detto mons. Fisichella. Per "ritrovare la speranza" come "dimensione dell’esistenza" ha continuato il rettore della Pontificia Università Lateranense occorre "superare la logica delle opposizioni: tra amore umano e amore divino, tra fede e ragione, tra corpo e anima". "La vita non è fatta di contrapposizioni. Gesù ne è il massimo esempio". Infatti, come leggiamo nella costituzione conciliare Gaudium et Spes, "agì con mani di uomo, pensò con mente di uomo, amò con cuore di uomo". I cristiani, dunque, devono "testimoniare la speranza per testimoniare la fede". Quindi, mons. Fisichella ha citato "I misteri" di Charles Peguy: lo scrittore "parla della speranza come la sorella più piccola della fede e dell’amore, che sta nascosta sotto la gonna delle sorelle maggiori, ma è lei che trascina le altre". Per "coltivare la speranza" bisogna "puntare gli occhi sull’essenziale", che è "l’incontro con Dio". Ci sono "vari modi di concepire la speranza nella storia", ha aggiunto mons. Fisichella. "C’è stato chi ha riposto la speranza nel destino". Ma, "il destino è un’invenzione di chi non vuole impegnarsi in un progetto di vita". Invece, "per paradosso, si potrebbe dire che anche Dio spera. Spera che l’uomo, ogni uomo, sia capace di corrispondere al suo progetto di salvezza".