"L’insegnamento della religione (Irc), che raggiunge il 91,2% degli studenti, può aiutare i giovani a riflettere sul senso della vita ed aiuta il dialogo". Ne è convinto don Vincenzo Annicchiarico, responsabile nazionale servizio Irc della Cei, intervenuto oggi al convegno di pastorale giovanile a Salsomaggiore. "Proporre interrogativi su Dio, ha detto il sacerdote – sull’interpretazione del mondo, sul valore della vita, sulle norme dell’agire umano, significa mettere al centro della scuola il senso dell’educare, dove l’alunno non è solo ‘studente’, ma portatore di senso e bisogni profondi". Don Annicchiarico ha riconosciuto che l’Irc non risolve tutti i problemi educativi e deve operare con le altre discipline, ma può aiutare i giovani a coltivare "la cultura del riferimento a valori comuni più alti" e "la cultura della solidarietà". "Uno dei punti critici della vita dei giovani ha detto è la frammentarietà", che si supera educandoli alla "comunione di sé con gli altri". "Altro compito importante dell’Irc – ha aggiunto – è quello di far recuperare ai ragazzi i riferimenti simbolici, anche religiosi presenti sul territorio". Una conoscenza fondamentale per ogni dialogo interculturale "perché la conoscenza di una religione, nel suo incarnarsi nella cultura italiana ed europea è la base di ogni dialogo".