Nella lettera dei vescovi anche l’invito all’unità e al rafforzamento dell’identità cristiana, secondo l’insegnamento di San Paolo, "patrimonio di tutti i discepoli di Cristo, ma particolarmente di noi che siamo figli di questa terra che lo ha visto nascere, predicare Cristo senza sosta e testimoniarlo in tante prove". Le "nostre comunità", si legge nel documento, "vivono in una situazione di minoranza religiosa. Siamo immersi in un mondo musulmano dove la fede in Dio è ancora ben presente, sia nei suoi aspetti tradizionali che nell’affermarsi di nuove organizzazioni religiose islamiche. Proprio questa situazione, per alcuni aspetti simile a quella delle prime comunità viventi in diaspora, ci impone una più chiara coscienza della nostra identità" che non si fonda, precisano i vescovi, sulla "fede in Dio, comune con i fratelli musulmani e con tanti altri uomini", ma sulla "fede in Cristo". Per i vescovi, gli scritti e la testimonianza di San Paolo "sono sempre stati stimolo ed anche esame di coscienza sul modo di essere cristiani. Contro i sempre ricorrenti tentativi di rendere la fede cristiana un fenomeno religioso che non esige conversione affermano – Paolo è sempre pronto a ricordarci che "cristiani non si nasce, ma si diventa". (segue)