Per quanto riguarda gli "aspetti mediatici" lanciati in seguito a calamità come lo tsunami, Cordes ha fatto notare che "sarebbe utile se non venisse indicato solamente il numero di conto corrente, ma anche la percentuale che le agenzie trattengono per mantenere la propria istituzione. Aiuterebbe il donatore a discernere in quale modo il suo dono raggiunge i bisognosi restando il più integro possibile". A questo proposito, per Cordes "il consumo interno delle agenzie di aiuto della Chiesa può essere considerato esemplare". I costi amministrativi della Caritas italiana, ad esempio, rappresentavano il 9% delle offerte, quelli dell’Ordine di Malta il 7%, e quelli dell’agenzia "Kirche in Not" il 6%. Per le fondazioni affidate a Cor Unum, ha informato Cordes, "la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel e la Fondazione Populorum Progressio per l’America Latina devono solamente farsi carico dei costi riguardanti il supporto logistico-amministrativo per la distribuzione dei doni;nel 2006 arriviamo al 3%".