Tre proposte per invertire la rotta rispetto a "dati preoccupanti, che mostrano un abbassamento generalizzato del livello medio delle condizioni di vita". Le avanza Stefano Zamagni, docente di economia all’Università di Bologna, parlando al Sir all’indomani della diffusione dei dati della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane. "In Italia il costo del lavoro spiega subisce una tassazione molto più elevata rispetto al capitale: sul lavoro gravano tutti quegli oneri per finanziare le pensioni, per cui ciò che l’operaio o l’impiegato ricevono è di gran lunga inferiore a quanto l’impresa deve pagare". Zamagni sollecita dunque una riforma delle pensioni "aumentando l’età lavorativa", "altrimenti si penalizzano le condizioni di vita dei giovani per pagare pensioni a quanti potrebbero ancora lavorare". La seconda considerazione è invece legata alla produttività. "La contrattazione precisa è nazionale e non tiene conto dei differenziali di produttività, imponendo a tutti i lavoratori lo stesso standard". Così, però, "si finisce per scoraggiare le imprese a introdurre incentivi economici". Occorre dunque "modificare le regole della contrattazione, fissando a livello nazionale solo le linee guida e i minimi, lasciando poi alla contrattazione aziendale la definizione dei salari". (segue)