CRISTIANI IN IRAQ: P.DAWOOD (SACERDOTE CALDEO), "CI SENTIAMO STRANIERI A CASA NOSTRA" (2)

"I cristiani che vivevano nel nord e che erano emigrati nel centro e nel sud ora sono stati costretti a ritornarci fuggendo a causa dei pericoli che corrono – spiega padre Dawood che, nel novembre 2006 fu rapito e rilasciato dopo 9 giorni – molti sono fuggiti all’estero e molti che non hanno potuto lasciare Baghdad sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e trasferirsi in quartieri più sicuri perdendo casa, lavoro, ricordi. Per adesso la zona più sicura è la regione del Kurdistan dove molti cristiani si sono trasferiti per sfuggire alle violenze. Certo i problemi ci sono, i prezzi sono molto alti e non è facile trovare lavoro. In quella zona – ne sono testimone per averci vissuto e lavorato prima di venire a Torino – grazie all’aiuto del ministro delle Finanze del Governo regionale curdo, Sarkis Aghajan, un cristiano, sono stati costruiti più di 1000 villaggi, strade, chiese, ambulatori, scuole, sono stati forniti autobus per il trasporto degli studenti, e generatori di corrente, un bene preziosissimo in Iraq. Certo non tutto è perfetto, ma affrontare il problema di decine di migliaia di sfollati senza casa, lavoro e soldi non è facile. D’altra parte molte di quelle persone sarebbero morte se non avessero la possibilità di trasferirsi nel nord e di avere aiuto".