"C’è una evangelizzazione nuova che siamo chiamati a fare con una vigorosa missionarietà", ed è urgente "un ripensamento dei metodi e dei linguaggi, dal momento che ci troviamo dinanzi a nuovi scenari antropologici, scientifici, di mentalità e dì costume". Lo ha detto ieri mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e uno dei tre vicepresidenti Cei, concludendo in cattedrale le celebrazioni in onore di San Costanzo, vescovo e martire patrono della città e dell’arcidiocesi. Il momento per la Chiesa "non è facile ha osservato il presule -. Non volendo cadere in alcuna forma di fondamentalismo, si rischia da una parte" di pensare e agire "come se la fede non avesse una dimensione pubblica; dall’altra si è tentati dalla ‘religione civile’ oggi in auge" che "appanna la rilevanza specifica e la trascendenza del messaggio di Gesù". Per mons. Chiaretti "la nuova laicità comporta che la critica legittima a certo ‘moderno’ si accompagni anche all’autocritica di certe forme intimistiche e deresponsabilizzanti di vivere l’esperienza religiosa". Di fronte ai "nostri drammi cittadini" e a "quelli dell’Italia", ha concluso, occorrono "parole di incoraggiamento" e, citando Benedetto XVI, di "quella speranza che "nasce dalla fede".