La riforma delle modalità di sostegno economico alla Chiesa "ha aperto la strada alla trasparenza", perché "se il rapporto della Chiesa con i beni temporali è spirato ai valori evangelici, se l’uso di tali beni è finalizzato esclusivamente all’annuncio della Parola, alla celebrazione liturgica e alla testimonianza della carità, allora non c’è nessuna paura a dare pubblicamente conto di come si impiegano le risorse disponibili". E’, in sintesi, il bilancio dei vent’anni del documento "Sovvenire alle necessità della Chiesa", tracciato da mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenuto in videoconferenza al seminario dedicato al sostegno economico alla Chiesa cattolica in corso a Gazzada (Varese, fino a domani per iniziativa del competente Servizio nazionale della Cei. "La Chiesa ha spiegato Betori non si vergogna di disporre e di usare beni materiali per compiere la propria missione"; ma "sa bene" che "il limite preciso della misura di tali beni è esattamente la loro finalizzazione alla missione che il Signore le ha affidato". Tali risorse, però, "non possono dipendere da soggetti esterni, ma devono derivare dalla corresponsabilità e dalla partecipazione dei fedeli", che "può esprimersi anche mediante forme di democrazia fiscale, che consentono ai cittadini di indirizzare parte del gettito fiscale per finalità di alto valore sociale, quali sono senza dubbio quelle religiose e umanitarie".