Un appello ai israeliani e palestinesi, "affinché concentrino le proprie energie per l’applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo felicemente rimesso in moto". A rivolgerlo è stato oggi il Papa, nel tradizionale discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico, alla presenza di 176 ambasciatori, in rappresentanza degli altrettanti paesi con cui la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche. Rispetto all’analogo discorso dello scorso anno, Benedetto XVI ne ha ribaltato l’impostazione, passando nella prima parte in rassegna la situazione dei diversi paesi e trattando nella seconda le questioni di carattere più generale. "La preoccupazione della comunità internazionale ha detto il Papa continua ad essere viva per il medio oriente": di qui l’invito alla comunità internazionale "a sostenere questi due popoli con convinzione e comprensione per le sofferenze e i timori di entrambi". Altro appello per il Libano, scosso da "prove" e "violenze": l’auspicio del Papa è "che i Libanesi possano decidere liberamente del loro futuro" e che in primo luogo i responsabili della vita pubblica mettano da parte "gli interessi particolari, siano pronti ad impegnarsi sul cammino del dialogo e della riconciliazione": solo così, infatti, "il Paese potrà progredire nella stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità" (segue).