"La Chiesa cattolica non è indifferente ai gemiti di dolore che si innalzano da queste regioni", ed anzi "fa proprie le richieste di aiuto dei rifugiati e degli sfollati, e si impegna per favorire la riconciliazione, la giustizia e la pace". Con queste parole il Papa, nel discorso al Corpo diplomatico, ha sintetizzato lo "sguardo" sull’Africa, manifestando in primo luogo la sua "profonda sofferenza" per il" sinistro corteo di fame e di morte che continua nel Darfur. Auspico ha detto – che l’operazione congiunta delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana porti aiuto e conforto alle popolazioni provate". Associandosi, poi, ai vescovi del Kenya, che "in questi ultimi giorni ha conosciuto una brusca esplosione di violenza", il Papa ha rivolto un appello "a ricercare mediante il dialogo una soluzione pacifica, fondata sulla giustizia e sulla fraternità". Come nell’analogo discorso dello scorso anno, Benedetto XVI ha menzionato la regione dei Grandi Laghi, dove "il processo di pace nella Repubblica Democratica del Congo si scontra con forti resistenze , soprattutto nelle regioni orientali", mentre la Somalia "continua ad essere afflitta da violenze e dalla povertà": di qui l’appello perché "cessino le operazioni militari, sia facilitato il passaggio degli aiuti umanitari e i civili siano rispettati". Infine, il Papa ha lodato "l’opera immensa computa dai cristiani in Africa".