"La sicurezza e la stabilità del mondo permangono fragili", e i "diversi fattori di preoccupazione testimoniano che la libertà umana non è assoluta", ma "un bene condiviso la cui responsabilità incombe su tutti". E’ per questo che "non si può mai escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia": il nome di Dio, infatti, "è un nome di giustizia, un appello pressante alla pace". E’ il cuore del discorso del Papa al corpo diplomatico, che dopo aver passato in rassegna la situazione dei diversi Paesi ha aperto con queste considerazioni la seconda parte del suo discorso, dedicato ad uno "sguardo" più generale sulla situazione del nostro pianeta. Solo questa "presa di coscienza", può aiutare, secondo il Papa, "a orientare le iniziative di dialogo interculturale e interreligioso, sempre più numerose" e in grado di "stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace e lo sviluppo". "Per esser vero ha puntualizzato il Papa – questo dialogo deve essere chiaro, evitando relativismi e sincretismi, ma animato da un sincero rispetto per gli altri e da uno spirito di riconciliazione e di fraternità". "La Chiesa cattolica vi è profondamente impegnata", ha assicurato il Pontefice citando con "gratitudine" la lettera indirizzategli ad ottobre da 138 personalità musulmane".