"Non si può pensare soltanto in termine di protezione dei minori", è la provocazione dell’esperta: "se adeguatamente educato, anche un adolescente di 12 o 13 anni è perfettamente in grado di autogovernarsi nel proprio rapporto con i media. Enfatizzare, invece, la protezione rischia di rafforzare nelle giovani generazioni il gusto del proibito". Un "progetto serio" di educazione ai media "fin dalla tenera età, rivolto ai giovani e portato avanti anche attraverso la presenza di "adulti vigilmente defilati": è la proposta del Med, secondo cui "le soluzioni improntate ad una responsabilità educativa a medio e lungo termine sono quelli più efficaci, perché restano e contribuiscono a formare cittadini in grado di autogovernarsi". Non solo educazione "con" i media, quindi, ma educazione "ai media": una realtà, quest’ultima, ancora "da sviluppare" in Italia. Stando ai dati di una ricerca del Med ancora in via di ultimazione sull’uso dei nuovi media nelle scuole di Palermo, ad esempio, risulta che "le nuove tecnologie vengono usate nelle scuole, ma spesso solo con un uso strumentale, come strumento didattico. Un approccio critico ai media o non esiste, o se esiste viene fatto in chiave elusivamente demonizzante: la solita ‘predica’ degli adulti che si mettono in cattedra". (mmn)