DIRITTO ALLA VITA: MPV, IL CONCEPITO SIA SOGGETTO "ANCHE DAL PUNTO DI VISTA PROCESSUALE"

Una memoria ai ministri della Salute e della Giustizia "sulle giuste motivazioni del divieto di diagnosi genetica pre-impianto", a seguito di due ordinanze dei tribunali di Firenze e di Cagliari che, "in contrasto con un trasparente orientamento della Corte Costituzionale e con altri interventi del Tar del Lazio, hanno ritenuto permessa la diagnosi genetica pre-impianto". Ad inviarla il Movimento per la vita (Mpv), "in vista dell’emanazione delle nuove linee guida", e per denunciare "la gravissima anormalità – si legge in una nota diffusa oggi – del processo di Firenze, nel quale una decisione adottata in via d’urgenza dopo sommarie indagini, destinata per sua natura ad essere riesaminata in un normale processo, è stata presa da un solo giudice senza alcun contraddittorio sostanziale". "La parte attrice e la parte convenuta – osserva il Mpv – perseguivano lo stesso scopo, mentre il soggetto veramente interessato a controdedurre, il concepito, non ha potuto far sentire in alcun modo la sua voce". Egli, prosegue il Movimento, "non era parte processuale, sebbene si tratti della sua vita e della sua morte". Per questo invita il ministro della Salute "a riflettere" affinché "l’embrione, che è dichiarato soggetto dall’art.1 della legge 40, lo sia anche dal punto di vista processuale".