"Chi effettivamente partecipa alla messa, spesso la considera dotata di bassa capacità di comunicare". E’ uno dei dati emersi dalla "due giorni" che,come ad ogni inizio d’anno, dal 7 all’ 8 gennaio ha impegnato i vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta e numerosi rappresentanti delle 15″ “diocesi delle 3 regioni (Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino” “Alto-Adige) presso la Casa diocesana di spiritualità Maria Assunta a” “Cavallino (Venezia). Tema del’incontro, al centro del quale c’è stato il mistero celebrato nell’Eucaristia, che ogni domenica porta in chiesa almeno il 20% della popolazione del Nordest: : "La celebrazione domenicale dei santi misteri, fonte e culmine dell’appartenenza ecclesiale e della missione nelle Chiese del Triveneto". "Le recenti indagini sociologiche e le statistiche condotte sul territorio triveneto – ha detto il monaco Giorgio Bonaccorso, preside dell’Istituto di Liturgia pastorale S. Giustina di Padova – mettono in evidenza che esiste anche qui, come ad esempio negli Stati Uniti e in Inghilterra, una discrepanza: la pratica religiosa dichiarata dalle persone risulta maggiore dell’effettiva partecipazione riscontrata alla messa". In definitiva, tali indagini confermano l’idea che la pratica "rituale" abbia bisogno di essere rivalorizzata per evitare il rischio che sia considerata di minore importanza, per l’identità del cristiano, rispetto alla pratica "etica".