Negli ultimi dieci anni oltre 150.000 contadini indiani si sono suicidati per colpa dell’eccessivo indebitamento per raccolti mancati o pagati male, nonostante il duro lavoro e le fatiche. Gran parte delle cause sono dovute alle discutibili politiche delle multinazionali che hanno messo in commercio semi costosi che richiedono più acqua, fertilizzanti e pesticidi, prodotti dalle stesse multinazionali, soprattutto negli Stati del Maharastra, Andhra Pradesh, Karnataka e Kerala. Nella sola regione Vidharba (diocesi di Amaravathi) del Maharastra circa 3.000 contadini hanno perso la vita negli ultimi sei anni. Per risolvere il problema "serve volontà politica e enorme disponibilità di fondi", ha detto nei giorni scorsi mons.Daniel Lourdes, vescovo di Amaravathi all’agenzia cattolica Ucanews, anche perché il governo indiano si è reso conto del fenomeno e lo ha affrontato con proclami e stanziamenti di fondi finora poco efficaci. Ucanews sottolinea in un bilancio di fine 2007 sui cattolici in India che "da quando l’India ha aperto i suoi mercati alla globalizzazione nel ’91, i poveri sono diventati ancora più poveri". La Chiesa cattolica, sebbene minoranza nel Paese, ha deciso di sostenere le lotte dei contadini indiani. (segue)