Per questo, ha precisato, "è necessario essere formati e guidati per sostenere e accompagnare nella quotidianità i malati e le loro famiglie, privilegiando la condivisione del tempo giornaliero". Le persone che soffrono di disturbi mentali hanno quindi bisogno di "prevenzione", di "accoglienza nel quotidiano" e di "giustizia". "La comunità ha sottolineato mons. Nozza – è chiamata a vigilare per fare giustizia, perché siano riconosciuti e garantiti i diritti dei malati di mente. La comunità è chiamata ad interrogarsi profondamente su situazioni confinate ai margini dall’indifferenza e dal disimpegno della società e dai facili pregiudizi di tantissime persone". Tra i suggerimenti relativi alle "decisioni" da prendere per "una città e un territorio solidale": "Inventare una molteplicità di presenze capaci di ascoltare, osservare, conoscere; individuare azioni di informazione, sensibilizzazione e di animazione delle comunità civili ed ecclesiali (comuni, parrocchie, oratori, scuole, agenzie culturali e ricreative, realtà lavorative ed economiche; avviare percorsi di studio e formazione per animatori, operatori e volontari".