Si è aperto oggi (fino al 15) a Roma il convegno "Giovani e lavoro", promosso dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, che intende promuovere uno "sguardo educativo" sui giovani in relazione all’esperienza del lavoro. Nel suo intervento Ivo Lizzola, della facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Bergamo, davanti all’esperienza del lavoro, ha parlato di "disorientamento generalizzato" dei giovani: "si usa competenza per la prestazione, per prevalere comunque, si vive tensione, sforzo, fatica per il rendimento e il risultato, non per crescere, coltivare sé, sviluppare il nuovo". "Lavorare sulle scelte, più che sulle decisioni tra offerte da cogliere, – ha suggerito – può spostare l’attenzione sull’iniziare, disegnare, desiderare, partecipare, umanizzare, provare a essere giusti". Anche Cesare Kaneklin, docente di psicologia alla Cattolica di Milano, si è soffermato sul tema del disorientamento nell’intreccio tra "lavoro, quasi lavoro e disoccupazione". I giovani, ha spiegato, "scontano l’incertezza anche perché si trovano quasi sempre soli nella ricerca del lavoro, nelle scelte e nell’individuazione della meta". Sta agli educatori "sviluppare rapporti e azioni che permettano ai giovani di riconoscere e sopportare le difficoltà e le contraddizioni della vita in una società come la nostra" proponendo "un’educazione alla solidarietà. Soli o solidali, non c’è alternativa".