La Bibbia "resta il luogo più efficace per l’incontro tra i cristiani" e nel dialogo ecumenico "il terreno biblico è quello ove si è fatto il maggiore progresso ed è anche quello ove è possibile ancora una notevole collaborazione". Bibbia e dialogo ecumenico: un binomio dunque positivo. A sottolinearlo è mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Federazione biblica cattolica, intervenuto questa mattina, nella sala stampa della Santa Sede, alla conferenza stampa di presentazione dell’Inchiesta internazionale sulla lettura della Bibbia in prospettiva ecumenica. Nell’intervento, distribuito ai giornalisti dalla sala stampa vaticana, mons. Paglia ricorda che l’incontro sulle Scritture laddove "viene praticato", fa "emergere la ricchezza del patrimonio spirituale delle diverse tradizioni. La ricchezza di questo ascolto comune giova alla crescita di tutti, rende più audaci nel far maturare la comunione già esistente, allontana dalla tentazione di vivere la propria identità in maniera autosufficiente e spinge quindi a non ripiegarsi su se stessi". "La Parola di Dio prosegue Paglia ammonisce tutti i cristiani contro ogni chiusura e incoraggia nel cammino dell’unità". "È vero aggiunge che la Lectio non è la panacea per risolvere i problemi ecumenici, ma appare oggi la via privilegiata per raggiungere l’unità visibile dei cristiani".