“Napoli – ha proseguito il card. Sepe – da questo versante può ben dirsi fortunata perché le attenzioni, la cura, in una parola l’amore di cui è circondata ai livelli più alti della Chiesa e dello Stato italiano, costituiscono una realtà tangibile testimoniata da una lunga sequela di eventi”. Il cardinale ricorda la recente canonizzazione del sacerdote di Secondigliano, Gaetano Errico, la visita l’anno scorso di Benedetto XVI, la partecipazione di Napolitano per concludere il Meeting della pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’arcidiocesi di Napoli. “Chiesa e istituzioni – ha concluso il card. Sepe – non hanno bisogno di sancire alleanze, poiché è del tutto naturale il loro orizzonte comune. E’ in questo senso che, come pastore della diocesi, continuo ad avvertire e a trarre conforto dalla vicinanza e dall’amore alla ‘sua’ città del capo dello Stato. E’ una forma di collaborazione al quale tutta la Chiesa locale guarda come modello di proficua ed efficace collaborazione. Nella speranza, davvero, che a nessuno sia più possibile ‘rubare la speranza’ a Napoli”.