” “"Fra i numerosi, ammirevoli mea culpa del Papa per colpe passate del mondo cattolico", Levi rammenta la breve frase che egli scrisse sul biglietto che infilò "nelle fenditure del Muro del Pianto" nel quale si leggeva: "Siamo profondamente addolorati per il comportamento di quelli che nel corso della storia hanno causato sofferenze a questi tuoi figli, e nel chiedere il tuo perdono, desideriamo impegnarci a una sincera fratellanza con il popolo del Patto". "Non nascondo di avere pianto prosegue Levi -, e non fui certo il solo, nell’ascoltare le sue parole rivolte ai «fratelli maggiori» ebrei, il giorno in cui egli compì quel «breve passo al di là del Tevere»". Per l’intellettuale ebreo "la predicazione religiosa di Giovanni Paolo II" forse si riassume nelle parole, "spesso da lui ripetute: «Non abbiate paura», ma anche nella sua affermazione: «In un certo senso si può dirlo: di fronte alla libertà umana Dio ha voluto rendersi "impotente". Quanto all’importanza politica del Pontefice e "ai grandi principi che ha proposto ovunque andasse", "faccio mia senza esitazione conclude Levi – una definizione che di lui fu data di «apostolo della democrazia»".